x

#OTHERUNDERGROUND

2014

client:
Biblioteca Civica Cologno Monzese

RT storyteller:
Andrea Pizzalis
RT images creator:
Monia Ferioli
RT stories catcher:
Lisa Marighetto

and with the commuters of Milano’s underground

An active, participatory storytelling event, that integrates creative writing, live blogging, real-time photography and viral marketing.
Commissioned by Cologno Monzese’s library to promote the Italian date of the international project “Cave to cave – 7° Marathon of stories”.

IT
Evento partecipativo di storytelling che integra scrittura creativa, live blogging, fotografia real time e viral marketing.
Commissionato dalla Biblioteca Civica di Cologno Monzese per promuovere la tappa italiana del progetto “Cave to cave – 7° Maratona di Storie”.

otherunderground live storytelling communication project by Mali Weil

MYTHOLOGY

“Vedere la luce è per i mortali la cosa più dolce, ciò che sta sotto terra è nulla.”
Euripide – Ifigenia in Aulide

EXPERIENCE

#otherunderground is a machine able to mix creative writing, photography, participation and communication into a live experience of collective storytelling.
The narration is real-time driven -both online and offline- by a writer, who reworks minute by minute inputs given by passers, photos shot some seconds earlier, tweets, literary sources and other narrative elements of the imaginary related to the Underground, as a physical and metaphoric space.
#Otherunderground merges the Underground archetype with the physical places of day to day life, half way between literary investigation and urban reportage.

#otherunderground è una machine che unisce scrittura creativa, fotografia, partecipazione e comunicazione in una esperienza live di storytelling collettivo.
La narrazione è guidata in tempo reale online e offline da un narratore/blogger, che rielabora minuto per minuto contributi istantanei di passanti, fotografie realizzate pochi istanti prima, tweets, fonti letterarie e altri elementi narrativi dell’immaginario legato all’Underground, come luogo fisico e metaforico.
A metà tra indagine letteraria e reportage urbano, il risultato di #otherunderground fonde l’archetipo narrativo del Sottosuolo con i luoghi fisici della nostra quotidianità.

STORYTELLING

Ripiano F#37, corridoio D2 laterale destro. Sessantasette ripiani di acciaio stipate di tabulati font Helvetica, spessore di scrittura normal 10. Ogni giorno il corridoio centrale del Centro Studi sulle Culture di Massa mi vede occupare la scrivania dal ripiano carta da zucchero.

Dove condurrebbe il tuo viaggio nell’underground?

Ogni 3 minuti le pareti sono scosse come da un soffio freddo lungo la schiena. Mi ricordo di un aprile al quinto ginnasio, aula B, gli occhi sbiaditi a spillo del professor Rossetti sotto le tre dita di lenti, che mi fissano: a o ab più l’ablativo. E non ricordo. La spina dorsale che si frattura in un brivido come i bastoncini dello shangai. Indecisione e silenzio, e poi quello che ci sarà dopo, oltre le mura dell’aula, a casa o al parco con gli amici.
Ogni 3 minuti passa una metropolitana a qualche metro dalla parete ovest e tutto freme, trema come non dovesse mai smettere di abituarsi al presagio di un terremoto. Attacco l’orecchio contro quella membrana di cemento, una ventosa, il gioco del telefono al bicchiere. Non sento niente, nulla di quello che si dica la gente laggiù, quello che si prometta o dimentichi. Mi rimane l’eco delle rotaie e quel brivido che mi trascina via di qui.

Come è fatta la porta che conduce all’underground?

Sei anni fa, ho imbottito di gommapiuma l’architrave che sovrasta la porta, nonostante avessi scritto su un lembo di cartone “ATTENTI ALLA TESTA”. Non che fosse fatto per qualcuno nello specifico. Qui giù non viene scende mai nessuno, nemmeno il mio datore di lavoro. Giusto Andrea, la ragazza rumena del bar davanti, al numero 32. Ma anche lei bussa due volte contro la porta di ferro, un linguaggio da Carboneria e lascia sull’uscio della porta un vassoio arrugginito della CocaCola con un caffe allungato in tazza grande.
La porta in ferro saldato è una di quelle prese da una delle tante spedizioni. Forse un portoncino appartenente a un’abitazione sull’ Underground Railroads.

Che messaggio troveresti scritto lungo le pareti dell’underground?

Alle 19.30, quando il sole è ormai sparito ma a me non è mai dato saperlo, spingo la scrivania in bachelite contro la parete nord. Mi siedo comodo, tolgo le scarpe e allento i polsini della camicia. “Ground control to major Tom”
Mi fermo a guardare intensamente una piccola frase incisa con la punta di un temperino nello stucco bianco, forse opera del magazziniere prima di me. Ricordo che la vidi, per la prima volta, un anno dopo il mio arrivo, schiacciando una zanzara con il tacco della scarpa. Dice: che cosa vedi?
Da quel giorno, per tutti i giorni a venire, alle 19.30 in punto, mi siedo comodo, tolgo le scarpe, allento i polsini della camicia, e vedo…

Quale sarebbe un motivo valido per rifugiarsi nell’underground?

Impiego full time, contratto a tempo indeterminato, dal martedì alla domenica, paga il ventotto, ogni mese come febbraio. Non venivano richieste competenze specifiche, nessun titolo di studio, con o senza esperienza nell’amministrazione.
Disciplina: solamente quella. Propensione alla compilazione, allo schedare. Ordine: imprescindibile. Nel silenzio ho imparato la compagnia. Nella ripetizione, il virtuosismo della libertà. Ogni oggetto che mi viene richiesto di tracciare e annotare è come se perdesse i suoi perimetri per farsi sostanza malleabile. Sotto terra ho trovato tutto quello che il mondo si è dimenticato di avere.

Chi potrebbe essere il compagno del tuo viaggio nell’underground?

Il magazzino si apre allo sguardo in una distesa di diafana polvere di cemento macchiata di nero. Gocce di unto, croste precipitate dalla fronte di un orco, me, chiuso al quinto piano sotterraneo di un capannone alla fermata Romolo, per riorganizzare l’album di un campionato di esistenze che ammette solo doppioni e nessuno con cui scambiarli. Otto colonne sul lato corto, diciassette su quello lungo. Le conto ogni giorno per ammazzare il tempo. Seduto qui, nel mezzo, mi sembra di contemplare le gambe butterate del porticato del Partenone. Fondamenta traforate, in cui appoggiare libri e vasi come mensole, rigonfie di pioggia stagnante: acquasantiere nascoste sotto le gonne degli edifici.

Che sensazione ti danno i luoghi sotterranei?